Intervista a Bruno Lamborghini – Nuovo Presidente della Fondazione Enrica Amiotti

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lamborghini

Bruno Lamborghini, Consigliere di Amministrazione della Fondazione Enrica Amiotti dal 2014 e Presidente dal 2017. Vicepresidente vicario di AICA (Associazione italiana di informatica e calcolo automatico) per il triennio 2016-2018 e già Presidente di AICA nei due trienni 2007-2009 e 2012-2015, Presidente di Prometeia Associazione di Bologna dal 2006 al 2017, Cofondatore e Presidente dal 1998 al 2013 dell’Associazione Archivio Storico Olivetti, Fondatore e Presidente dal 1993 al 2007 di EITO (European Information Technology Observatory) di Francoforte-Berlino. Lamborghini ha ricoperto incarichi manageriali e di amministratore per molti anni nel Gruppo Olivetti ed è stato docente di tecnologie informatiche e di economia aziendale all’’Università Cattolica di Milano dal 1993.  A livello internazionale è stato Presidente del BIAC (Business Industry Advisory Council) dell’OCSE a Parigi e di Eurobit a Francoforte ed ha operato per conto della Olivetti a Bruxelles presso la Commissione Europea dove ha contribuito alla redazione negli anni Novanta del Rapporto Bangemann sulla Società dell’Informazione in Europa. Come economista industriale, si è occupato a livello universitario e attraverso numerose pubblicazioni sui temi dell’innovazione e organizzazione d’impresa ed in particolare dell’evoluzione dell’ICT e dell’economia digitale.


Enrico Amiotti – Caro Bruno, ci conosciamo da quando ho mosso i primi passi nel mondo del lavoro in Olivetti, nella Direzione Studi Economici da te diretta. Tu hai attraversato tutte le stagioni della Olivetti assumendo incarichi importanti di Amministratore e Presidente di aziende, contribuendo anche a creare l’Archivio Storico Olivetti. Quali sono i valori olivettiani più forti e più permanenti, anche in relazione alla scuola e alla formazione?

Bruno Lamborghini – Adriano Olivetti ha lasciato grandi valori che possono essere oggi straordinariamente importanti non solo per chi fa impresa, ma per tutti e, in particolare, per il mondo della scuola. Pensiamo al valore del rispetto per gli altri, la non discriminazione per sesso, etnia, religione, razza, cultura, ricchezza, oggi così necessari nella scuola multietnica, la volontà di fare il massimo per un’inclusione piena senza barriere, l’interesse per la vita di ciascuno, nessuno escluso, la capacità di valorizzare qualunque persona e farla crescere. Poi ancora il senso di comunità partecipata da tutti in cui è normale la ricerca di solidarietà e di eguaglianza: pensiamo alla scuola come comunità che progredisce tutti assieme, che apprende tutti assieme. La scuola come fabbrica di cultura e di apertura al nuovo senza paura di perdere le radici, che divengono invece la sorgente della crescita degli alberi e delle foreste, cioè degli studenti assieme ai docenti. Per Adriano Olivetti la fabbrica della cultura e cioè le biblioteche e i centri aziendali di formazione veniva prima e costruiva la fabbrica di prodotti

Nei miei insegnamenti universitari di economia aziendale e organizzativa nell’Università Cattolica di Milano, così come nella mia attività in azienda, mi sono sempre posto il problema di cercare di introdurre ed applicare questi concetti e valori nel modo di gestire l’imprenditorialità e le organizzazioni in generale.

Credo che la scuola debba essere la fabbrica del futuro per il lavoro e per la vita delle persone, un lavoro che come voleva Olivetti non deve essere una sofferenza, ma la “gioia di collaborare ad un nobile scopo”. Così l’azienda, come la scuola, non deve essere un ambiente chiuso, ma una rete aperta all’esterno, in un rapporto interattivo con la comunità sociale che cresce attorno a lei. In questa direzione è anche la missione della Fondazione Amiotti per una scuola in cui ciascuna persona, docente e studente, è al centro, avendo una apertura piena verso l’esterno con l’obiettivo di costruire assieme qualcosa di  nuovo, di bello e di felice.

EA – Ti sei occupato sempre di informatica e di digitale, ancor prima degli inizi degli anni ’80 quando è nato il personal computing, sia in Olivetti che successivamente in AICA, l’associazione degli informatici italiani.  Quali sono le maggiori opportunità – ma anche le minacce – che tu vedi nella pedagogia e nella vita della scuola in Italia con la diffusione delle tecnologie e contenuti digitali?

BL – Le tecnologie digitali stanno trasformando una materia scientifica, l’informatica, in una materia sociale che ha straordinari effetti sul cambiamento dell’economia e della società in tutto il mondo e modifica radicalmente in modo trasversale tutte le attività. Si tratta certamente di una rivoluzione tecnologico-sociale in una misura mai sperimentata in precedenti cambiamenti innovativi, perché tocca tutta la società e possiede una velocità di cambiamento di fronte a cui i processi di adeguamento sociale e culturale non riescono a tenere il passo. Pensiamo alle difficoltà di adattamento alle tecnologie digitali da parte delle istituzioni scolastiche, dai PC alle LIM ed ai tablets, ma soprattutto i cambiamenti che vengono man mano evidenziati nelle nuove forme di didattica digitale a cui non si riesce spesso a far fronte con una adeguata formazione e aggiornamento dei docenti. Mentre ora la diffusione di tablets e smartphones tra tutti i giovani sin dai primi anni (si può parlare ormai di una mutazione antropo-culturale nelle nuove generazioni) determina crescenti difficoltà o carenze di dialogo tra docenti e studenti ed anche con i genitori. Occorre considerare che i processi di rapido e precario apprendimento tramite Wikipedia, Google e i Social, rischiano di produrre gravi carenze di basi cognitive. Se è vero che i processi di diffusione delle nuove tecnologie digitali non si possono arrestare, è altrettanto vero che con l’aiuto delle stesse tecnologie, quali il “pensiero computazionale” o l’“intelligenza aumentata”, si possono creare nuove opportunità di apprendimento, unendo conoscenze tecnico-matematiche con conoscenze etico-umanistiche al fine di formare persone in grado di possedere una piena consapevolezza di sé e con efficace dominio delle dinamiche tecnologiche.

EA – Non credi si sia data troppa enfasi alle tecnologie e troppo poco alla pedagogia e alla formazione insegnanti, in relazione al digitale e non solo?

BL – Il punto di partenza deve essere la formazione di tutti i docenti e formatori in grado di affrontare la complessità dei processi educativi che ci stanno ora di fronte e che lo saranno sempre più in prospettiva. L’impegno della Fondazione Amiotti verso una maggiore sensibilità nella formazione di auto consapevolezza può divenire elemento chiave per affrontare in modo positivo la rivoluzione digitale.

EA – Sei nel CdA della Fondazione Enrica Amiotti da tre anni, e da pochi giorni ne sei il Presidente: che cosa significa per te la Fondazione Amiotti?  Come puoi descrivere il triennio passato e quali sfide vedi nei prossimi tre anni, avvicinandosi il cinquantesimo anniversario della Fondazione? 

BL – Ho conosciuto la Fondazione Amiotti nel suo impegno iniziale con l’emissione di bandi per premiare le best practices della scuola primaria e mi sono reso conto di quanto intelligente eroismo ci fosse nella scuola primaria. Ricordo la premiazione di quella incredibile scuola di Scampia, con il grande coraggio dei docenti di fronte agli espliciti attacchi della camorra. Poi ho assistito alla nascita di Rinascimente, quale comunità di educatori con l’obiettivo di rappresentare un modello auto-generante di conoscenza applicativa e diffusione di metodologie didattiche in grado di innovare la scuola italiana di fronte alle nuove sfide, partendo dal basso, dalle belle esperienze di tanti dirigenti e docenti. Rinascimente è anche il marchio-simbolo di un ecosistema che la Fondazione, grazie al tuo impegno Enrico e di quello del Presidente Gianpiero Sironi, ha ulteriormente ampliato con l’introduzione di Jun£eco per una didattica rivolta all’economia della sostenibilità e della eliminazione dello spreco presentando in modo semplice e pratico  i concetti di economia circolare rispetto alla tradizionale economia lineare dell’ “usa e getta”. Un obiettivo che nella mia qualità di economista aziendale apprezzo molto per colmare una grave lacuna nella formazione dei ragazzi a tutti i livelli della scuola. Queste nuove azioni si attuano ricorrendo a contributi e progetti finanziati da enti esterni in modo anche da creare alleanze e partnership attorno alla Fondazione Amiotti. Penso che i prossimi tre anni vedranno accrescersi queste iniziative, avendo come obiettivo di fare sempre più della Fondazione Amiotti un luogo di progettazione e di interlocuzione attiva per l’innovazione della scuola italiana.

EA Quale evoluzione auspichi per il movimento educativo Rinascimente, su cui Fondazione Amiotti ha tanto investito negli ultimi 3 anni? 

BL – Come ho già detto, da un lato l’Associazione Educatori Rinascimente sta crescendo come comunità di formatori che si estende sempre più a livello territoriale, costituendo una rete di scuole e di educatori uniti dagli stessi obiettivi e metodi didattici secondo quanto espresso nel suo Manifesto,  attraverso seminari, corsi di formazione docenti, convegni, progetti condivisi ed autofinanziati in stretta interazione con la Fondazione Amiotti e, dall’altro, con il nome di Rinascimente, la Fondazione può ampliarne il ruolo di ecosistema secondo obiettivi  coerenti con la propria missione.  Per quanto riguarda l’Associazione si auspica un ampliamento del numero dei soci e consiglieri con lo sviluppo di iniziative coinvolgenti tutti i territori del Paese, specie nel Centro- Sud.

EA – Quale può essere il futuro della scuola italiana? Se tu fossi nominato Ministro del MIUR, quali sono le tre cose che cercheresti di fare subito?

BL – In primis, grande impegno verso i docenti che sono il principale asset della scuola, investendo nella loro formazione continua per una didattica innovativa e conoscenze interdisciplinari, promuovendo e valorizzando i risultati ottenuti attraverso sistemi premianti; ed inoltre favorendo nuove modalità di interazione docenti-studenti, anche con rinnovo dinamico delle aree di insegnamento e con un utilizzo integrato delle reti digitali.

In secondo luogo, la riconsiderazione costruttiva del rapporto scuola lavoro sia attraverso più efficace attuazione dell’alternanza scuola-lavoro, degli stages e dei collegamenti con le forme più innovative di apprendistato e della conoscenza delle esigenze del mondo del lavoro con tutor dedicati; sviluppo di laboratori tecnologici (Arduino, stampa 3D, IoT, gestione dati) inseriti nei programmi scolastici con la possibilità di sviluppare progetti e attività in cui testa e mani possano operare assieme, recuperando quella carenza di manualità che caratterizza larga parte delle scuole italiane e che rappresenta uno degli ostacoli all’entrata dei giovani nel lavoro.

In terzo luogo, occorre affrontare il grave problema dell’abbandono scolastico che è particolarmente preoccupante nel Sud, attraverso percorsi di apprendimento attivo in grado di attrarre l’interesse e l’impegno di tanti. In tale direzione possono operare le nuove modalità di apprendimento interattivo attraverso la creazione di contenuti digitali video e la partecipazione a programmi musicali, artistici e teatrali.

EARispetto a queste azioni da fare subito, come la Fondazione Amiotti potrebbe contribuire?

BL – La Fondazione è già fondamentalmente impegnata al miglioramento della formazione continua dei docenti orientata a nuove modalità didattiche attraverso l’Associazione Rinascimente, ed i bandi e i progetti in corso, cosi come la diffusione di metodi didattici basati sulla musica, l’arte, la bellezza e il teatro, appare in grado di creare attrazione e impegno da parte degli studenti, riducendo il fenomeno dell’abbandono e favorendo l’inclusione. Il progetto Jun€eco con l’introduzione dei temi di economia sostenibile nell’insegnamento scolastico può rappresentare un ulteriore elemento di avvicinamento concreto di docenti e studenti al mondo del lavoro.

 

EAGrazie Bruno! Buon lavoro a te e a tutti noi!



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